|
I Forti della Grande Guerra nella Pedemontana vicentina
All’interno del territorio della Pedemontana Vicentina, nel comune di Arsiero, troviamo le opere fortificate di Campomolon, Casa Ratti e Cornolò.
Il forte di Campomolon, a quota 1853, sull’altipiano di Tonezza
La funzione dell’opera fortificata italiana era di controllare le provenienze dalla vicina zona di Folgaria e dei Fiorentini. L’opera costruita negli anni 1912–1914, il forte entrò in guerra incompleto, dato che mancavano le cupole corazzate che non giunsero mai dalla Germania. Durante i primi giorni della Strafexpedition, il 19 maggio, al sottotenente Paolo Ferrario, venne dato l’ordine di minare il forte per fare in modo che non cadesse in mano avversaria integro, solo che nelle fasi nella distruzione il giovane ufficiale venne colpito e morì. Per la sua azione gli venne data la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Il forte Casa Ratti, costruito negli anni 1906 – 1908, si trova in località Barcarola, lungo la strada della valle dell’Astico che collega il Veneto al Trentino. L’opera italiana era stata costruita per sbarrare assieme al dirimpettaio forte di Punta Corbin le provenienze dal confine di stato di Lastebasse, era armato con 3 cannoni da 149 mm in ghisa in cupola corazzata girevole oltre a delle mitragliatrici per la difesa ravvicinata. La costruzione sue due piani era in pietra, poi fatto singolare non esisteva il fossato di gola ma un muro con feritoie per la fucileria inoltre in posizione più elevata collegato con la batteria da una scala con cupola girevole e mitragliatrici, posizioni che si possono raggiungere anche oggi. Ora l’opera all’infuori della caserma, risulta un cumulo di rovine, dato che le truppe austroungariche in ritirata durante l’estate del 1916 fecero saltare il forte.
Ultimo dei tre forti, è il forte di Cornolò, che costruito negli anni 1909–1914, aveva il compito di sbarrare le provenienze sia dalla valle del Posina che dal sovrastante altipiano di Tonezza. La fortificazione si trova nella collinetta, che separa le valli del Posina e di Riofreddo, dopo il colle di S. Rocco. L’opera in cemento rappresentava il modello di batteria corazzata lunga circa 60 metri con bastioni di cemento e pietra per la fucileria. L’armamento constava in 4 cupole corazzate per cannoni da 75 mm e alcune mitragliatrici. Durante la grande guerra, nel primo anno non venne interessata dalle operazioni belliche, ma durante la Strafexpedition, a fine maggio 1916, l’opera venne abbandonata e cadde in mano austroungarica ancora integro nella struttura, all’infuori dei cannoni in cupola corazzata inservibili e poi nel giugno 1916 le truppe avversarie fecero saltare in aria il forte da renderlo un cumulo di rovine, come si può vedere ai nostri giorni.
|